"IL PELLEGRINAGGIO GIUBILARE DEL 2025"

Tante le curiosità e gli aspetti storici di cui si è discusso durante il nostro pellegrinare

Tante sono state le domande personali sull'esperienza dell'Anno Santo: una patrimonio di curiosità comuni a tutti noi pellegrini, ma unanime è stata la considerazione che l'esperienza giubilare è possibile in molte chiese o basiliche, ma tra le colonne vaticane, alla presenza del papa resta un'esperienza molto più coinvolgente: è proprio il caso di dire... anche i luoghi simbolo contano!!!

Parlando delle iniziative giubilari e del ruolo dei papi, non sono mancate le riflessioni sulle decisioni assunte da papa Sisto V e molti hanno posto la seguente domanda: ma quanti sono gli obelischi egiziani presenti oggi a Roma e quale storia essi raccontano?
Ovviamente, la domanda nascondeva una certa curiosità "latente"; ovvero la voglia di sapere, di esplorare e di scoprire che è presente in noi ma, non ancora emersa in modo esplicito, perché tutti conoscono l'origine storica degli obelischi e il perché i romani ne hanno portati così tanti a Roma, quello che poco si conosce e che piano piano è emerso è il diverso ruolo, assegnato dalla storia ad ogni obelisco dopo la caduta dell'impero romano.

Abbiamo cercato di dare le risposte che seguono, anche nella complessità storica degli obelischi.
Troppe le vicende che sfuggono anche agli storici. Comunque, avevamo promesso maggiori informazioni, per completare i nostri racconti di quel giorno e, in qualche modo cerchiamo di contribuiri a soddisfare le curiosità e dare risposte alle domande perventue: il tutto inserito tra le pagine del nostro giubileo.

Comunque, resta sempre valido il nostro punto di vista, sul "viaggio" - ovvero un concetto che esplora la complessità del nostro essere e l'intreccio tra l'esperienza di scoprire culture, paesaggi e spiritualità, con l'esigenza di una crescita generale e culturale, non aliena da una interiorità ed una emotività profonda di libertà, curiosità e istinto.
Ecco, quindi, che tra le "storie giubilari" è cresciuta la curiosità di capire una storia diversa; anch'essa curiosa e complessa che può riassumersi in una sola riflessione: perché sono stati scolpiti gli obelischi?

Ovviamente, la complessità culturale degli obelischi risiede nel loro significato poliedrico: nati in Egitto come simboli solari del potere divino e legame con Ra, diventarono bottino di guerra per i Romani, testimonianza di conquista imperiale e prestigio, ed infine, nel periodo rinascimentale, riscoperti dai Papi, sono stati nuovamente eretti come simboli del potere della Chiesa, integrando storia, religione ed arte in monumenti che narrano millenni di civiltà, come è facile constatare a Roma.

I luoghi santi,
dove l'accoglienza, specialmente verso pellegrini, poveri e bisognosi, assume un valore sacro e centrale.
Giubileo del 20 settembre 2025


"GLI OBELISCHI DI ROMA"

Storie e curiosità, legate agli obelischi presenti nella nostra capitale

Un contributo preparato dalla Commissione Culturale della parrocchia

Durante il culto di Aton, promosso da Akhenaton, gli obelischi assunsero un significato nuovo e centrale: non più solo simboli del dio sole Ra, ma rappresentazioni di un raggio di sole pietrificato e diretto di Aton - il disco solare - considerato l'unico dio, il cui potere scaturiva direttamente dalla sua luce.
In definitiva, quella stessa luce, legata alla creazione del - "Fiat lux" - una locuzione latina che significa - "sia fatta la luce" - il miracolo coincidente con la creazione biblica che si celebra con le parole contenute nel libro della Genesi - "Dio disse: Sia la luce! E luce fu" - Una luce che diventata simbolo di conoscenza, illuminazione e creazione, molto differente dal concetto di luce adorata dagli egiziani e benediceva il Faraone, che ne era l'unico intermediario.

Gli obelischi, eretti davanti ai templi di Aton, divennero quindi manifestazioni fisiche di questa divinità universale, legando il faraone e il suo popolo alla sua potenza creatrice.

Gli obelischi e la festa Sed (o Heb-Sed) sono due elementi cruciali dell'antico Egitto: gli obelischi erano simboli solari dedicati a Ra, eretti a coppie davanti ai templi per celebrare il faraone e il legame tra cielo e terra, mentre la Festa Sed era una cerimonia giubilare che si svolgeva ogni 30 anni circa per rinnovare la forza, la vitalità e il potere del faraone, spesso con riti di rigenerazione fisica e simbolica, e il sovrano poteva essere definito "Signore delle Feste Sed".
Entrambi gli elementi erano profondamente legati alla figura e alla legittimità del monarca, della Roma imperiale più tardi e della cristianità in itinere.

Quindi, tra le bellezze artistiche e culturali della nostra "Caput Mundi" bisogna includere anche la presenza dei numerosi obelischi e Roma ne vanta all'incirca una dozzina: non tutti provenienti dall'Egitto, perché alcuni sono stati scolpiti proprio a Roma, sulla base dello stile egizio.

In verità, gli obelischi di Roma, sfidando il decorso del tempo, i saccheggi della città, le inondazioni del Tevere, i terremoti e le altre calamità, in tanti erano rimasti belli dritti e puntati verso il sole, secondo le abitudini egiziane.

Purtroppo, nel periodo medievale, quasi tutti sono stati volutamente abbattuti; alcuni dati letteralmente alle fiamme, perché simboli del paganesimo. Tra quelli fortunatamente recuperati o ritrovati sepolti, ne contiamo almeno altri quattro; uno è stato portato a Firenze per decorare i Giardini di Boboli, due ad Urbino per essere assemblati allo scopo di costruirne uno solo e che oggi si può ammirare in Piazza del Rinascimento, nei pressi del Palazzo Ducale - Chiesa di San Domenico - mentre il quarto; denominato "obelisco di Anxur" è stato restituito all’Etiopia.
Per ironia della sorte in Egitto ne restano pochissimi, rispetto a quelli esistenti; la gran parte si trovano a Roma, Parigi e Londra.

Per superare la dicotomia posta dagli obelischi, tra sacro e profano; ovvero la fondamentale opposizione tra ciò che è sacro da dedicare al divino e al trascendente e ciò che è soltanto profano, legato al mondo ordinario e la vita quotidiana, a Roma, molti obelischi antichi furono "ribattezzati" nel momento in cui sono stati riposizionati per i fini religiosi dei papi, specialmente durante il periodo di Sisto V - tardo '500 - ricollocati per sottolineare il trionfo del Cristianesimo.
La trasformazione più evidente è stata quella di aggiungere al "pyramidion" una croce cristiana, come si vede anche in Piazza San Pietro, per conformarli al contesto religioso cristiano, trasformando la simbologia pagana in punti focali della cristianità.


OBELISCO LATERANENSE

Nella toponomastica sistina, uno degli obelischi tra i più rappresentativi lo troviamo eretto alle spalle della Basilica di San Giovanni - Obelisco Lateranense - visibile in Piazza di San Giovanni in Laterano, in corrispondenza degli ingressi del palazzo papale.

Questo obelisco è una rarità assoluta perché non solo è il più antico, ma è anche il più alto obelisco monolitico al mondo, interamente ricoperto da geroglifici. E' stato interamente intagliato nel granito rosso e proviene dalla zona di Assuan. La sua altezza è di 32 metri circa; però con l'aggiunta della santa croce e del basamento, raggiunge circa 46,00 metri.
Risale all'epoca di Tutmosis III e Tutmosis IV - XV secolo a.C. - ed è considerato anche il più antico di Roma.

L'aspetto è quello di una stele a tronco piramidale a base quadrata; una geometria comune a tutti gli obelischi con quattro facce coperte di geroglifici.
In generale, il denominatore comune degli obelischi è rappresentato dalla cuspide, chiamata pyramidion, che rappresentava la sacra pietra "benben" - una piccola piramide monolitica - a corona e conclusione di tutti gli obelischi egiziani.

La piccola piramide, spesso rivestita d'oro o elettro, per riflettere i raggi solari, simboleggiava il dio del sole Ra e il sacro tumulo primordiale Benben che rappresentava un raggio di sole pietrificato e accentuava la funzione solare del monumento.

Più profondamente, il "Benben" è il sacro tumulo primordiale della mitologia egizia, il primo pezzo di terra emerso dalle acque del caos - "il Nun" - su cui il dio creatore Atum si manifestò per iniziare la creazione: una componente del culto solare ad Eliopoli... Tutto sommato, cose antiche.

Tornando alla descrizione dell'obelisco lateranense aggiungiamo che i quattro lati della stele sono decorati e tra le varie iscrizioni è stata incisa anche un'immagine del faraone nell'atto di fare offerte alla divinità.
Trasferito a Roma per volere di Costantino abbelliva il Circo Massimo, affiancato ad una seconda stele: l’obelisco oggi denominato "Flaminio - Piazza del Popolo, portato a Roma da Augusto tre secoli prima.

I due obelischi caratterizzavano la "spina centrale" del circo attorno alla quale si svolgevano le corse dei carri - bighe e quadrighe - il fulcro del divertimento, fatto anche di battaglie simulate, caccia agli animali, spettacoli atletici; il tutto parte dei "Ludi Romani", con scommesse e sfilate.


OBELISCO VATICANO

L'obelisco del Vaticano si è salvato dalle devastazioni e sostava in uno spazio compreso tra l'attuale colonnato del Bernini e la Basilica di San Pietro: uno spazio occupato dal Circo di Nerone. Secondo gli studiosi è stato testimone della crocefissione di san Pietro.

Posizionato al centro della piazza nel 1586, per volere di Sisto V, si lascia ammirare da milioni di pellegrini che assistono alle cerimonie religiose. Misura in altezza 25 metri ma, con il basamento e la croce alla sommità, raggiunge i 40 metri.

A Roma è stato portato per volere di Caligola ed è stato ricavato da un blocco di granito rosa e non presenta geroglifici incisi sopra le quattro facce. Inoltre, è l’unico, degli obelischi di Roma, ad essere rimasto sempre in piedi, senza aver subito incidenti, restauri e continui spostamenti.

Tecnicamente, spostare un obelisco del genere non è mai impresa da poco. Le cronache raccontano che la direzione dei lavori per posizionare l'obelisco al centro della piazza venne affidata all'architetto Domenico Fontana che impiegò un tempo notevole per i lavori preparatori e per realizzare una adeguata carpenteria di sostegno fatta anche di cordame, tiranti, argani e verricelli.

Una ulteriore testimonianza riporta la drammaticità del momento: venne imposto il silenzio generale ma quasi alla fine dei lavori di innalzamento - 10 settembre 1586 - gli operai si accorsero che le corde si stavano rompendo, nonostante tutti gli accorgimenti adottati e la meticolosa preparazione... in definitiva tutta l'operazione stava per fallire.

Per fortuna la drammaticità del momento venne interrotta da un grido lanciato da uno dei curiosi presenti, che ruppe il silenzio gridando: "Acqua alle funi!". Il grido proveniva dal marinaio Benedetto Bresca che salvò la situazione. Infatti, i marinai usano bagnare le corde per renderle più sicure nel corso delle manovre navali.
E' noto, infatti, che le fibre naturali, come la canapa, a contatto con l'acqua, si restringono aumentando la tensione e l'azione del cordame diventa più efficace.

Tutto andò bene, salvando l'obelisco e il progetto di Sisto V con la sua "utopia urbanistica" che seppe rendere gli obelischi "fari" per indirizzare i pellegrini del giubileo verso il Vaticano e le altre basiliche cristiane. In definitiva, il "primo faro" che maggiormente brilla nel cielo romano che è proprio l'obelisco del Vaticano.

Giocando sull'emotività dei nostri pellegrini parrocchiani, abbiamo sottolineato un curioso parallelo tra due degli obelischi più rappresentativi per i fedeli; l'obelisco posto al centro di Piazza San Pietro e quello di San Giovanni in Laterano: il primo ostentava la sua magnificenza nel Circo di Nerone, dove lo stesso imperatore amava partecipare attivamente alle corse dei carri, mentre l'obelisco del Laterano, il più alto, svettava nel Circo Massimo, sempre un luogo frequentato da coloro che amavano la corse delle quadrighe romane.

Aggiungiamo che l'obelisco del Vaticano porta con se anche la concessione di un'indulgenza perpetua di dieci anni e varie quarantene a favore di coloro che vi si soffermano per venerare la reliquia della Croce di Cristo, posta all'interno della croce "cuspidale" mentre recitano un "Pater e un Ave".
In origine si attribuiva a Sisto V la collocazione della reliquia nella gran croce di bronzo; in realtà sulla cima dell'obelisco, la reliquia è stata posta il 12 aprile 1740, porzione di un sacro reperto presente nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.


OBELISCO ESQUILINO

Un obelisco è stato collocato in Piazza dell'Esquilino, presso l'abside della Basilica di Santa Maria Maggiore. Il monolite di granito rosso è una copia romana, realizzata probabilmente all'epoca di Domiziano. Originariamente si trovava all'ingresso del Mausoleo di Augusto insieme al suo gemello - l'Obelisco del Quirinale.
La stele è alta circa 14 metri e con il basamento e la croce di bronzo raggiunge quasi 26 metri e non presenta geroglifici.

Questo obelisco, abbattuto, è stato ritrovato nei pressi della chiesa di San Rocco a Ripetta, durante una campagna di scavi condotta nel 1519.
Nel 1587, il pontefice Sisto V, decise di erigerlo affidandone la direzione dei lavori a Domenico Fontana, a gloria del cristianesimo sul paganesimo. Con l'occasione sulla cuspide fu posto lo stemma sistino - Felice Peretti - ovvero i 3 monti e una stella sormontati dalla croce in bronzo, opera dello scultore Giacomo Tranquilli.
Su ogni lato del basamento dell’Obelisco sono scolpite delle iscrizioni in latino che ne raccontano la consacrazione a Cristo e la provenienza.

Sisto V, studiò una collocazione particolare per questo obelisco che si trova alle spalle della magnifica basilica, dove oggi riposa Papa Francesco.
La collocazione potrebbe apparire stravagante ma, in realtà, è il frutto del ragionamento sistino che vedeva negli obelischi i "fari" per indirizzare i pellegrini lungo le strade romane; infatti la piazza segnava, nel suo ragionamento, il punto finale della lunga e diritta Via Felice; la prospettiva aperta dal papa per collegare l'area del Pincio con Santa Croce in Gerusalemme passando per Santa Maria Maggiore, attraverso i colli romani: veramente una visione urbanistica di stupefacente bellezza.

Pensandoci bene, tutta la visione sistina, sul centro storico di Roma doveva essere complementare al grande progetto urbanistico che mirava a dare un aspetto moderno alla città, migliorando non solo i percorsi giubilari tra le diverse basiliche maggiori, ma anche il riassetto edificatorio per le opere pubbliche e i palazzi: prospettive e allineamenti che aprivano visioni e nuovi orizzonti per la Roma del tempo che, tutto sommato, doveva essere ridotta ad uno stato molto caotico.

In questo particolare caso, un percorso sistino di oltre due chilometri.


OBELISCO PIAZZA DEL POPOLO - FLAMINIO

Alto 25 metri circa, con il basamento e la croce, raggiunge i 36,50 metri, probabilmente abbattuto durante le invasioni barbariche è stato ritrovato nel 1587, rotto in tre pezzi e risulta tra i più alti ed antichi portati a Roma. Dopo un attento restauro è stato collocato al centro di Piazza del Popolo per volere di Sisto V.
Successivamente, nel 1823, Giuseppe Valadier sistemò il basamento con quattro vasche circolari e altrettanti leoni in pietra, imitando lo stile egizio, per volere di papa Leone XII.

L'obelisco di Piazza del Popolo dal 1589 ha assunto il nome di "Flaminio" dalla vicina Via Flaminia, la consolare che garantiva il collegamento tra Roma e Rimini, mentre nella visione giubilare sistina, divenne il centro focale dell'intera Area Flaminia preparata per l'accoglienza dei pellegrini.

Le processioni che da Roma Nord raggiungevano Piazzale Flaminio, superato l'ingresso della Porta del Popolo venivano indirizzate lungo Via Ripetta - direzione Ponte Sant'Angelo - Vaticano, fiancheggiando la sponda sinistra del Tevere: in alternativa verso Santa Maria Maggiore e le altre basiliche.

Piazzale Flaminio, ancora oggi, resta uno polo urbanistico primario della Roma moderna: tramite la strada che serpeggia tra le Mura Aureliane e Villa Borghese - "Viale del Muro Torto" - è possibile la comunicazione con Porta Pia, Tangenziale Est.

Gli operatori turistici amano raccontare aneddoti che rendono le tradizioni romane ancora più interessanti come il fatto che al "Muro Torto" trovarono sepoltura le meretrici e i condannati a morte impenitenti, giustiziati a Piazza del Popolo. Si narra che la strade è sotto la sorveglianza di San Pietro, che impedì ai goti di entrare a Roma.

Tornando all'obelisco, originariamente faceva bella mostra davanti al Tempio del Sole per ordine dei Faraoni Seti I e Ramsete II. Per gli storici figura tra i primi obelischi ad essere trasportato a Roma, per celebrare la vittoria dei romani sull’Egitto e per volere dell’imperatore Ottaviano Augusto che lo fece collocare nel Circo Massimo.


OBELISCO MONTECITORIO

Sotto il papato di Giulio II, durante alcuni lavori di scavo, emersero i resti dell'obelisco, rotto in diversi porzioni, ma la decisione di innalzarlo nuovamente venne procrastinata per diverso tempo, maggiormente per le difficoltà legate ad un restauro ben eseguito.

Soltanto al tempo di Pio VI, nell'anno 1789, venne presa la decisione di innalzarlo in Piazza Montecitorio, e la progettazione dell'opera e dei restauri venne affidata all'architetto Giovanni Antinori.
Il profilo storico dell'obelisco è presto tracciato: è di origine egiziana ed è stato eretto la prima volta per volere del faraone Psammetico II, nel sito originario di Eliopoli - "Città del Sole" - Importante nucleo abitativo e sede del culto del dio Sole (Ra), nei pressi del Cairo.

La sua altezza sfiora i 30 metri, trasportato per ordine di Augusto, insieme all’obelisco Flaminio, trovò una prima collocazione come gnomone nel - "Solarium Augusti" - ovvero la gigantesca meridiana situata nel Campo Marzio, a circa 200 metri dall’attuale ubicazione.
Dopo molti secoli, sotto il sole di Roma, l'obelisco crollò nel periodo medievale, a causa di un incendio o forse di un terremoto.

Parlando di Piazza Montecitorio è il caso di ricordare alcuni aspetti di interesse storico. Dal 1871, dopo l'unità d'Italia, il palazzo ospita la sede della Camera dei Deputati e sul prospetto principale si nota una campana che viene suonata solo in occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica.

L'edificio scandisce lo spazio della piazza, progettato da Gian Lorenzo Bernini, su commissione di papa Innocenzo X, come residenza della famiglia Ludovisi e portato a termine dall'architetto Carlo Fontana.
Il 7 giugno 1998, sul selciato della piazza, è stata volutamente tracciata una nuova meridiana, che richiama alla memoria quella originaria di Augusto e per mantenerne la traccia storica della presenza romana dell'obelisco.

Oggi, in visita a Roma, basta dare un’occhiata alla congiunzione tra la stele e il basamento per rendersi conto che non tutto quadra nel restauro dell'obelisco; infatti sembra manchino alcune porzioni della stele di cui gli studiosi non hanno traccia.


OBELISCO DEL PANTHEON

Questo obelisco vanta un basamento tra i più eleganti e lo possiamo ammirare in Piazza della Rotonda, davanti al Pantheon, il complesso della fontana barocca ideata dall'architetto Filippo Barigion che, nel 1711, modificò la preesistente fontana "Della Porta", per volere di Clemente XI, aggiungendovi l'obelisco e alcuni delfini; ed altre componenti rocciose con stemmi pontificali.

Proprio sotto il pontificato di Clemente XI iniziarono i lavori propedeutici per accogliere un piccolo obelisco che era stato ritrovato e posizionato davanti alla Chiesa di S. Macuto.
Il monolite, infatti, è alto circa 6 metri e raggiunge la sua massima altezza di circa 14 metri proprio con l'aggiunta del basamento e della fontana. La misurazione comprende la cuspide stellata e la croce benedetta.

Questo obelisco, di origine egiziana e commissionato da Ramses II, si trovava Eliopoli e proviene da una cava di estrazione del granito rosso. Gli egittologi, studiandone la scrittura geroglifica, hanno individuato sulla cuspide alcuni fregi celebrativi che fanno riferimento allo stesso faraone Ramses.

Come accennato, molto bello è anche il complesso della fonata che accoglie l’obelisco sempre circondata da turisti che trovano un qualche refrigerio dalle sue acque: specialmente nel periodo estivo.

Per molti rimane sconosciuto chi ne decise il trasferimento a Roma, ma se ne attribuisce l'iniziativa a Domiziano che lo eresse presso l'Iseo Campense.
Domiziano ebbe un ruolo fondamentale proprio per il restauro dell'Iseo Campense dove si veneravano Iside e Serapide - divinità egizie - il cui culto, sincretico, che combina e fonde elementi, divinità, rituali e dottrine di diverse religioni o tradizioni culturali, diffuse nel mondo greco-romano, offrivano speranza nell'aldilà e fertilità, con Serapide che unisce tratti di Osiride, Ade e Zeus, e Iside assimilata a divinità greche come Demetra e Venere.


OBELISCO DELLA MINERVA - ELEFANTE

Si trova davanti alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva, dove fu celebrato il processo contro Galileo Galilei ed è stato posizionato su un basamento che si completa con la scultura di un elefante. Venne ritrovato nel 1665 nell’area che ospitava il Tempio di Iside.

Si tratta del più piccolo obelisco di Roma: soltanto la stele misura circa 5 metri mentre, con l'aggiunta del basamento rappresentato da un elefantino e della croce sulla cuspide, raggiunge l'altezza di circa 12 metri.

Dopo il ritrovamento del monolite, fu elaborato un primo progetto per il nuovo posizionamento della stele presentato dai frati Domenicani, a cui apparteneva la Chiesa e il convento che prospettano sulla piazza.
Contrariamente, papa Alessandro VII Chigi, scelse un progetto elaborato da Gian Lorenzo Bernini; molto più rappresentativo, che prevedeva un basamento sormontato da un elefantino con sulla groppa il modesto obelisco.

Le cronache raccontano che i Domenicani non gradirono il rifiuto del loro progetto e la scelta papale. Le critiche si focalizzarono proprio sulla scultura del Bernini, perché secondo loro, l’elefantino si presentava troppo fragile per sostenere l'obelisco e, a loro dire, le fragili zampe dell'elefantino non erano sufficientemente robuste per sostenere il peso dell’obelisco e, in definitiva, l'intera scultura doveva avere un pilastro di rinforzo centrale.

Ovviamente il Bernini, che caratterizzava le sue opere con linee mai banali, piene di movimento e di tensione emotiva, anche con un forte impatto scenografico, si oppose alle modifiche, per una semplice questione di "lana caprina".
Il netto rifiuto del Bernini ad ogni modifica della sua scultura, pretesa dai domenicani - un sostegno centrale che avrebbe rovinato l’estetica della sua composizione - fu mitigato dall'intervento papale, secondo un vecchio detto salvando "capra e cavoli" nel trovare la soluzione finale.
L'elefante subì alcune modifiche e il geniale Bernini elaborò una sorta di gualdrappa, molto elegante ed elaborata, che mascherò un rinforzo centrale per dare maggiore stabilità all'obelisco.

Comunque, secondo i critici, il Bernini apportando le modifiche in qualche modo si vendicò dello sgarbo subito orientando verso il convento il voluminoso posteriore dell’animale, scolpito con la coda leggermente spostata di lato e il movimento all'indietro della proboscide, per un saluto impertinente.
Il pregevole monumento, inevitabilmente divenne vittima dell’umorismo pungente dei romani che lo ribattezzarono affettuosamente "Porcino della Minerva", proprio a causa dell'aspetto tarchiato che ricordava un maialetto e, con il trascorrere degli anni, l'espressione si modificò in "purcino", da cui "Pulcino della Minerva".


OBELISCO DELLA FONTANA DEI FIUMI

Questo obelisco, di una eleganza stupefacente, è stato collocato a Piazza Navona, ed è denominato obelisco Agonale per il fatto di trovarsi in una piazza che anticamente ospitava lo Stadio di Domiziano; luogo deputato alle gare atletiche - "agoni" - e per il fatto di trovarsi davanti alla chiesa di Sant'Agnese in Agone.

La stessa Piazza Navona oggi ricalca il perimetro del sito antico e si sviluppa intorno allo spazio riservato ai giochi. I palazzi, medioevali e rinascimentali, sono sorti sulle gradinate e a margine della "porta triumphalis".

Oggi tutti possiamo ammirare l'obelisco inserito nel complesso barocco della fontana che rappresenta, scolpiti nel marmo, i quattro fiumi principali della Terra.
L'opera è stata commissionata da papa Innocenzo X su progetto di Gian Lorenzo Bernini che, per ottenere l'incarico, realizzò un modellino in scala, alto circa un metro e mezzo, ancora oggi conservato.
L'obelisco egizio, senza iscrizioni, si trovava ad Assuan e fu trasportato a Roma per volere di Domiziano. Dopo il trasloco a Roma l'obelisco è stato decorato con geroglifici.

Il monolite è di granito e misura circa 16 metri in altezza, mentre con tutto il basamento arriva a circa 30 metri. Una colomba è stata posizionata sulla cuspide e la colomba, simbolo dei Pamphili, è l'emblema dello Spirito Santo.

La storia egiziana racconta che l'obelisco svettava nell'antica Eliopoli ed era stato commissionato da Ramses II.
Dopo la caduta di Roma a lungo è rimasto giacente e spezzato tra i ruderi del circo Castrenze, fino alla decisione di papa Innocenzo X che lo fece restaurare per erigerlo nuovamente nell'anno 1651, settimo del suo pontificato.

Tornando, ancora una volta, alla visione scenografica del Bernini, come trattenersi dallo scattare fotografie alla fontana, centro della stupenda "teatralità" compositiva e architettonica espressa dal genio del barocco.

Un obelisco che nella nuova composizione ha perso l'originaria funzione di onorare il sole celebrando, invece, il trionfo della Chiesa Cristiana sul mondo pagano, anche grazie ai contenuti allegorici "dell'acqua Vergine" che alimentava la fontana.
Proprio quell'acqua così simbolica che sgorga dalla fonte, è stata paragonata ad una cristianità che è a favore di tutti i continenti, attraverso l'allegoria della rappresentatività dei fiumi che maggiormente affascinavano l'immaginario collettivo.

Nella sostanza, il potere temporale e quello spirituale, uniti all'acqua come componente purificatrice, costituivano, per gli osservatori, i giusti elementi propulsori di una cristianità legata ai simboli terreni che ancora oggi integrano l'uomo e la sua fede nel quotidiano attraverso oggetti e immagini visibili: da una parte la croce, il pesce, la colomba, l'àncora che richiamano i concetti spirituali; dall'altra parte la speranza sacramentale, la salvezza, la pace e l'amore in Cristo che radicano il trascendente nel tangibile per comunicare, ricordare e vivere la propria esperienza di fede, in modo concreto e sensoriale, usando anche l'arte e gli oggetti per esprimere i contenuti della dottrina cristiana.


OBELISCO DEL QUIRINALE

L'obelisco è situato in Piazza del Quirinale ed è inserito nel complesso della fontana dei Dioscuri; con la sua altezza effettiva raggiunge i 14 metri, mentre con tutto il basamento sfiora i 28 metri.
E' di origine egizia ed è stato scolpito in granito rosso di Assuan e probabilmente è stato trasferito a Roma nel periodo di Domiziano, ad ornamento del Mausoleo di Augusto.

La stele è nota con il nome: obelisco di Monte Cavallo, perlomeno nelle guide turistiche, per la presenza delle imponenti statue dei Dioscuri - (Castore e Polluce) - nell'atto di domare i cavalli; un toponimo con il quale si identifica lo stesso colle del Quirinale.

Molti storici faticano nel datare con certezza la sua realizzazione perché non presenta iscrizioni. Durante il Papato di Pio VI - nel 1781 - come ancora oggi accade a Roma, durante dei lavori di ristrutturazione di alcune abitazioni è ricomparso l'obelisco rotto in più pezzi, con l'occasione venne restaurato e trasportato al Quirinale - Il palazzo papale.

Sempre parlando della fontana che ingloba il basamento, tra le statue di Castore e Polluce che sono le copie romane dei Dioscuri, scolpiti in Grecia da Fidia e Prassitele, è curioso osservare che anche l'enorme vasca è di granito ed era collocata nel Foro Romano a Campo Vaccino, come fontanile per abbeverare il bestiame. La fontana dei Dioscuri fu completata da Raffaele Stern nel 1818.

Il colle del Quirinale è il più alto dei colli capitolini secondo la leggenda proprio su questo colle sorgeva un piccolo villaggio abitato dai Sabini; un villaggio che diede i natali a Tito Tazio.


OBELISCO DI TRINITA' DEI MONTI

Questo obelisco è conosciuto anche con l'appellativo di "sallustiano" ed è un manufatto di origine romana ad imitazione degli obelischi egiziani. La stele risale al periodo dell'imperatore Aureliano e misura circa 13 metri e, con l'aggiunta del basamento, si eleva alla misura di 15 metri.

Le scrizioni che compaiono sulle facce del monolite sono state copiate da altri obelischi e non sono prive di errori "ortografici".
Originariamente doveva essere collocato negli "Horti Sallustiani - Giardini di Sallustio", ad ornamento della spina di un ippodromo privato.
I Giardini Sallustiani erano tipici di una vasta e lussureggiante area compresa tra il colle Quirinale e il Pincio: una porzione di territorio attualmente delimitato dalle Mura Aureliane - Rione Ludovisi - Castro Pretorio; con resti archeologici ancora visibili in Piazza Sallustio.
In queste abitazioni era piacevole soggiornare nella tranquillità, ma senza allontanarsi troppo dalle relazioni cittadine.

L'obelisco è di granito rosso, rimasto in piedi nel corso delle devastazioni, probabilmente è collassato per cause sismiche; comunque mai dimenticato anche se fratturato in più porzioni.
Nel progetto sistino doveva stare davanti alla chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri ma questo progetto, come tanti altri, non ebbero seguito.
La sua collocazione è da riferirsi a papa Pio VI che ne decise la sorte, anche con il parere negativo dei padri Minimi della Trinità e lo si ammira sulla scalinata di Trinità dei Monti, forse il più fotografato in assoluto.

Detto per inciso, la cuspide dell’Obelisco fu coronata con i simboli araldici del Papa e con una croce contenente diverse reliquie. Ultimati tutti i lavori, l'inaugurazione ebbe luogo il 20 Aprile del 1787.

Turisti e pellegrini possono ammirarlo nella "platea Trinitatis" - nome antico di Piazza di Spagna - in Piazza di Trinità dei Monti, proprio in cima alla famosa scalinata di Piazza di Spagna e davanti all'omonima chiesa situata sulla sommità della collina.

La chiesa della Trinità dei Monti è stata consacrata nel 1587 da Papa Sisto V. La stessa chiesa resta una componente del tracciato di Domenico Fontana voluto per il collegamento con Santa Croce in Gerusalemme, passando per Santa Maria Maggiore; un tracciavo voluto per facilitare i pellegrini diretti verso le principali basiliche e luoghi santi della città: ovvero il rettilineo della Via Felice, l'odierna Via Sistina.

L'obelisco "sallustiano", alla luce di tutti gli eventi e le prospettive antiche e moderne, oggi appare come il coronamento della scalinata di Trinità dei Monti, realizzata dall'architetto Alessandro Specchi.


OBELISCO DEL PINCIO

Anche questo obelisco, noto come obelisco del Pincio, possiede altre ad esempio: "Obelisco Aureliano" oppure "Obelisco di Antinoo".
Questo ultimo toponimo è legato al nome del giovane greco amato dall’imperatore Adriano e annegato nel Nilo in circostanze mai chiarite dalla storia.
Adriano fece costruire molti templi in onore di Antinoo ed anche la città di Antinopoli per deificare il giovane; pertanto, non poteva mancare anche un obelisco in suo onore.

L'obelisco ha un'altezza di circa 9 metri però con l'aggiunta del basamento e di una polistella sulla cuspide, arriva a misurare circa 17 metri. I geroglifici intagliati nel granito rosa, scolpiti sulle facce del monolite, narrano la vicenda riguardante la morte di Antinoo.

Prima di essere esposto al Pincio le sue vicende sono state molto confusionarie e ne accenniamo i fatti. Rinvenuto - nel 1589 - fratturato in tre porzioni nei pressi dell'attuale Porta Maggiore - lungo un tratto delle mura aureliane - lo si identificò come "obelisco Aureliano".
Nel 1633 l'obelisco venne semplicemente spostato nel giardino di Palazzo Barberini, senza essere rialzato. Donato a papa Clemente XIV fu trasferito nel Cortile della Pigna in Vaticano e vi rimase quasi dimenticato.

Qualche secolo dopo, per ordine di papa Pio VII, che avviò i lavori per la riorganizzazione dell'area del Pincio. Nel 1822 l'obelisco trovò una sua definitiva collocazione sul basamento progettato da Giuseppe Valadier in un luogo quasi magico per ammirare la bellezza di Roma.
Dalla "Terrazza del Pincio" si godere di un panorama unico universalmente riconosciuto come uno dei panorami più belli della città, perché offre una vista mozzafiato su Piazza del Popolo, la cupola di San Pietro, l'area di Piazza Venezia con il Vittoriano e il Gianicolo; maggiormente durante il tramonto.


OBELISCO DI VILLA CELIMONTANA

In questo caso, parliamo di una porzione originale di un obelisco che proviene da Eliopoli e decorato con geroglifici dedicati al faraone Ramsete II.

Rinvenuto tra le antiche rovine del Tempio di Iside, in Campo Marzio, ne periodo medievale lo si poteva ammirare collocato sul Campidoglio nei pressi della basilica di Santa Maria in Aracoeli.

La ritrovata bellezza ebbe termine, intorno al 1535, perché abbattuto. In tale stato rimase per molto tempo e tutti i successivi progetti per il suo rinnalzamento non furono mai portati a compimento. In data 1582, venne donato dal Senato e dal popolo di Roma a Ciriaco Mattei che lo eresse nel giardino della sua villa sul Colle del Celio, al centro dell’arena dell’ippodromo, sopra un basamento rettangolare.

La stele, non è molto grande, è alta circa 3 metri. Alla stele è stata aggiunto un tratto di monolite architettonico per conferirle "slancio" e "rappresentatività": una sorta di ulteriore elevazione abbastanza evidente; pertanto con il basamento raggiunge l'altezza di 12 metri circa.

Sono famosi a Roma i giardini di Villa Celimontana - Via della Navicella, Rione Celio e si ricorda che Ciriaco Mattei, nobile e collezionista d’arte, nella seconda metà del Cinquecento, decise di trasformare il sito in un giardino ricco di statue, fontane e alberature.

Villa Celimontana custodisce numerosi reperti di varie epoche ed origini ed è un luogo ameno e misterioso ed uno dei parchi più affascinanti di Roma, anche per l’invidiabile posizione e lo splendido panorama che offre ai visitatori.

Dal 1926 è una proprietà del Comune di Roma, assegnata alla Società Geografica Italiana, vanta una ricca biblioteca geografica, ed è parco pubblico dal 1928.
Nei secoli il suo patrimonio arboreo è stato arricchito con piante rare ed esotiche che bene si sono ambientate unitamente ad alberi oggi monumentali per l'imponenza.


OBELISCO DEL MONUMENTO AI CADUTI DI DOGALI

Obelisco Dogali è ubicato nei pressi della Stazione Termini - Piazza dei Cinquecento: la grande piazza antistante la stazione Termini, nodo cruciale del trasporto pubblico ed intitolato alla memoria dei soldati italiani caduti nella battaglia di Dogali (1887).
Il monolite misura circa 9 metri in altezza: posizionato sopra un piedistallo in granito di Baveno è stato rialzarlo di ulteriori due metri e, sulla cuspide, è stata posta una stella bronzea a cinque punte.

Anche questo obelisco è stato ritrovato nel 1883 nella zona tra Piazza della Minerva e Piazza Sant'Ignazio e nel 1887 venne innalzato come monumento commemorativo ai 584 soldati caduti nella battaglia di Dogali durante la Guerra d'Africa.
Il origine, la stele egizia, scolpita nel granito rosso, era stata commissionata dal Faraone Ramses II per posizionarla ad Eliopoli, trasportata a Roma arricchiva gli ornamenti del tempio di Iside.

L'obelisco Dogali, per una più dettagliata informazione, oggi si trova in Viale delle Terme di Diocleziano; quindi più spostato rispetto alla Stazione Termini completata nel 1874.
L'obelisco faceva coppia con una stele oggi presente nei giardini di Boboli a Firenze; in un primo momento doveva essere collocato a Largo Argentina ma poi le decisioni assunte sono quelle note.

L'obelisco è legato al progetto dell'architetto Francesco Azzurri, il quale vi aggiunse edicole austere e varie iscrizioni in bronzo. Sottratto dal caotico andirivieni dei bus e passeggeri e gode della tranquillità di un giardino davanti al complesso delle Terme di Diocleziano.
Francesco Azzurri, nel 1880 fu eletto presidente dell'Accademia di San Luca. Il suo maggiore progetto a Roma del 1886 è stato il Teatro Drammatico Nazionale su un tratto di Via Nazionale, successivamente, demolito.

Le affascinanti cronache romane raccontano che, nonostante il successo del teatro, le rivalità con l'Eliseo e la concorrenza spietata del cinema, che godeva di maggiori finanziamenti, ne decretarono la chiusura definitiva nel 1929. Al posto del teatro venne costruito nel 1934 il palazzo dell'INAIL.



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